UNA BELLEZZA CHE TOCCA IL CUORE: LE CLASSI SECONDE A FIRENZE ED AREZZO

La gita a Firenze ed Arezzo è stata ricca di scoperte e piena di stupore. Il primo incontro importante è stato con Piero, amico e compagno di studi del professor Giovagnoni, che ci ha guidati alla scoperta di Arezzo.

Nella chiesa di San Domenico ad Arezzo ci ha fatto notare la bellezza del crocifisso di Cimabue che ha risvegliato però in me il dolore della tragedia della morte di Gesù; anche i volti di Maria e di San Giovanni rappresentano la sofferenza condivisa per la sua morte.

La nostra guida ci ha fatto inoltre notare l’imperfezione delle colonne della chiesa di Santa Maria delle Pieve che si affaccia su Piazza Grande. Ci ha spiegato che anche ciò che è imperfetto è espressione di Dio e crea comunque stupore. Osservando questo monumento si comprende che gli uomini del Medioevo riconoscevano qualcosa di grande e perfetto sopra di loro e che quindi si rendevano conto maggiormente dei propri limiti e delle proprie incapacità.

Anche i nostri professori ci sollecitavano continuamente affinché non perdessimo nulla di ciò che ci circondava; questo ci fa comprendere quanto tengano a noi perché solo un’esperienza di bellezza può rendere veramente felici perché “ gli occhi sono finestra del cuore”.

Nella Basilica di San Francesco, per esempio, gli affreschi, posti dietro l’altare, sono stati portati alla luce dall’abilità dell’uomo e ciò ci fa intuire che siamo sempre alla ricerca di Dio e di ciò che ha creato.

A Firenze, la sera, ci siamo ritrovati padroni della Piazza Santa Croce che abbiamo occupato per cantare insieme e giocare.

Essere in una piazza così famosa è stato un momento magico che ci ha permesso di gustare la bellezza di stare insieme in compagnia scoprendo lo sguardo divertito e stupito dei turisti che ci osservano e forse pensavano che… “da soli si va in giro, in due si va sempre da qualche parte”.

Il giorno seguente ci siamo ritrovati circondati da magnificenza e monumentalità infatti non mi è mai capitato di trovarmi attorniato da così tanta maestosità e bellezza.Qui è avvenuto il secondo incontro importante con la guida Elena che ci ha dedicato tutta la sua giornata.

La facciata del Duomo ci ha affascinati per la presenza del marmo dai colori verde, bianco e rosso, simbolo di purezza e di ricchezza, e dal trionfo della Vergine Maria su trono di fiori. Ciò sembra contrastare con l’interno della chiesa che è spoglio e ci fa intuire che lo spazio è tutto dedicato a Dio al quale si pensa quando si è investiti dalla luce che illumina l’abside e proviene dalla cupola del Brunelleschi.La volta della cupola è stupefacente perché tutta affrescata con dipinti che rappresentano il Regno dei Cieli.

Anche il Battistero mi ha stupito. Lo splendore dell’esterno è dato dai colori verdi e bianco del marmo e dalla presenza di tre portali bronzei dorati.

Mi ha colpito molto che sia stato realizzato a pianta ottagonale perché, nella tradizione religiosa, il numero otto ricorda la resurrezione resa possibile dal Battesimo È proprio vero che nell’architettura tutto è costruito con un significato che è necessario scoprire per gustare pienamente la bellezza del monumento.

Alzando gli occhi verso la cupola si è abbagliati dal colore dorato dei mosaici.

Anche il campanile di Giotto ha uno slancio verso il cielo; anch’esso rivestito di marmi policromi, è molto ricco anche per le decorazioni con formelle, losanghe  esagonali, rilievi e nicchie con statue.

Le sette campane hanno sempre un riferimento alla Creazione; Dio lavorò per sei giorni e il settimo si riposò: è il completamento dell’opera del Signore e quindi simbolo di perfezione.

 E’ impossibile non ricordare la Pietà di Michelangelo custodita nel Museo dell’Opera del Duomo.

Nicodemo, la Maddalena, Maria e Gesù sono figure scolpite in un unico blocco di marmo e i volti di Maria e Gesù, non ultimati, sembrano fondersi a rappresentare il forte legame tra madre e Figlio.

Firenze è davvero un gioiello di scultura e architettura e sono rimasto colpito da altre sculture: “i Prigioni” e “il David” di Michelangelo.

I Prigioni sono quattro statue non finite che suscitano un senso di tensione come se lo spirito volesse liberarsi dalla carne per andare verso Dio.

Il David invece rappresenta un pastore che si sta preparando a lottare contro Golia: si notano infatti la tensione muscolare e lo sguardo espressivo.

La scultura è nuda, al David non serve una corazza: è armato di ragione e intelligenza. La statua rappresenta quindi l’ideale dell’uomo del Rinascimento, artefice del proprio destino, l’uomo in sé.

La sua nudità però mi ricorda quella di Adamo ed Eva: l’uomo è nudo se non ha Dio. Il David non vince Golia solo con l’intelligenza e la ragione ma la forza vera e il coraggio gli vengono dalla fede in Dio: l’uomo può essere nudo ma non solo e questo possiamo sperimentarlo ogni giorno.

Che dire! Questa gita è stata davvero fantastica. Abbiamo osservato opere d’arte che hanno riempito di stupore i nostri occhi per la loro bellezza, bellezza che ha toccato il nostro cuore permettendo di capire il vero significato del loro legame con Dio… “tutto ci sa di miracolo”.

Giorgio Sala

 


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