LA PATERNITÀ È OFFRIRE AI FIGLI LA CERTEZZA DI UNA STRADA

Insegnante, fondatore e rettore della scuola “La Traccia” di Calcinate, autore di saggi su Dante, fondatore dell’associazione e della casa editrice Centocanti, conduttore di una serie di episodi, su TvSat 2000, a rilettura in chiave teologica della favola di Pinocchio, partendo dal libro del Card. Biffi “ Contro Mastro Ciliegia”.

Ma soprattutto un uomo deciso, Franco Nembrini, appassionato, diretto quasi da far male, perché quando si parla di paternità, di educazione, di certezze da comunicare ai figli, noi adulti siamo toccati sul vivo e, a volte, sì, la sensazione è proprio quella del dito nella piaga della nostra incapacità.

Oratore affascinante, di cui difficilmente si perde una parola, ci ha ricordato, tanto per cominciare,  che non siamo noi a decidere il destino dei nostri figli, e che anzi, normalmente, esso è  più grande di quello a cui noi li costringeremmo. Alzi la mano chi non guarda a suo figlio sognando un ingegnere, un medico, un avvocato…e nel frattempo, in questo sogno distorto, carichiamo il povero bambino, dal suo primo giorno di scuola, di aspettative solo nostre. Il primato, inutile negarlo, appartiene a noi mamme, rapaci osservatrici dell’ andamento scolastico delle nostre creature: pesiamo e valutiamo e giudichiamo ogni loro prestazione. Ma se un bambino, provoca Nembrini, dai 6 ai 18 anni sente su di sé questo messaggio “ io ti voglio bene SE TU… ( prendi bei voti per esempio)” la vita per lui si trasforma in un ricatto.

Così, spesso senza nemmeno accorgerci, facciamo il contrario di voler bene, quando invece dovremmo aver imparato fin da piccoli che “in questo sta l’amore: che Dio ci ha amati per primo mentre eravamo ancora peccatori”. L’educazione dunque inizia con sguardo di misericordia, di perdono… l’unica cosa di cui hanno bisogno per vivere è “ io sono contento che tu ci sei”, perché qui sta tutta la certezza di cui ha bisogno un figlio : “papà assicurami che valeva davvero la pena venire al mondo”. Un adulto veramente contento, non “stupidamente” contento, ma che ha delle ragioni per sentire buona la vita e la realtà, oggi è una dimostrazione dell’esistenza di Dio.

La strada per arrivare ai nostri figli però è tutt’altro che facile…Nembrini ci ha accompagnato a capire come muoverci attraverso la sua lettura creativa della favola di Pinocchio, ed un ancor di più originale accostamento di essa con un brano degli  Atti degli Apostoli (cap. 20, vv. 7-12).

Impresa ardua riassumere  tutto il suo intervento in un breve articolo, così scelgo di puntare dritto al cuore del discorso, racchiuso in una pagina della favola di Pinocchio nota a molti: Geppetto, il padre, è chiuso fuori di casa,  Pinocchio, il figlio non può aprirgli perché ha i piedi bruciati… il padre, il genitore, l’adulto, non può buttar giù la porta, perché neanche Dio la può buttar giù, è la porta della libertà, allora deve trovare un’altra strada per salvare questo suo figlio scapestrato… e così si arrampica su per il muro finché non  trova una finestra. Questo è l’adulto. L’adulto è perdono, misericordia, accettazione, sacrificio, creatività, persino un po’ di astuzia. La strada non sarà la stessa per tutti i figli, ma a tutti i genitori è chiesta la stessa cosa: non darsi per vinti. Come  fa san Paolo nel brano degli Atti: un ragazzino è caduto da un muretto, annoiato dalle parole degli adulti, tutti vedono che è morto e sono disperati, cioè perdono la speranza, ma lui no, lo abbraccia come farebbe Dio e Dio lo riporta in vita.

Personalmente è  come se Nembrini mi avesse ricordato per l’ennesima volta che  Dio non ha bisogno di segretari o pianificatori, ma di cuori che riflettano il suo amore, che ha la caratteristica, non contrattabile, della più pura gratuità.

La tentazione di pensare “ belle parole sì ma poi…” lo ammetto, c’è stata, ma questa volta non ho lasciato che vincesse facilmente, facendomi scivolare nella  routine della mamma “cecchino”, definizione del simpatico oratore; così il giorno dopo la conferenza ho cercato di mettere in pratica un messaggio che ho riconosciuto come vero: vado  a prendere mia figlia a scuola e quando sale in macchina la saluto e basta… dalla gola mi si arrampica la frase con cui la “ accolgo” sempre  “com’è andata oggi?”, sto quasi male per quanto queste parole vogliano uscire … ma  resisto e tengo le labbra ben chiuse, silenzio imbarazzante. Anche lei se ne accorge e mi chiede “ è successo qualcosa?” incredibile, è talmente abituata a pensare che per me la parte più importante di lei sia il suo andamento scolastico che la domanda  se l’ aspetta e addirittura… le manca .  Ancora silenzio. Ma poi il silenzio si riempie di un piccolo miracolo…è lei che mi parla: “hai visto che bel cielo che c’è oggi?”. Folgorata. Nembrini ha ragione: I nostri figli li ha fatti Dio, il cuore glielo ha dato Lui ed è fatto per volare in alto !

Alla fine della storia fu Pinocchio, il figlio, che salvò suo padre, Geppetto, portandolo fuori dalla pancia della balena… “e così  uscimmo fuori a rivedere le stelle”.

Barbara, mamma della Scuola San Carlo

 


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Trascrizione non rivista dall’autore

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