PARLANO I PROTAGONISTI

Una piccola grande storia quella della scuola San Carlo Borromeo, tanti passi che hanno segnato un percorso formidabile, un originale tentativo di rispondere positivamente alla sfida educativa di sempre.

LETTERA DI UNA MAMMA ALLA SCUOLA SAN CARLO

Vorrei sentitamente ringraziare tutta la Scuola San Carlo per questi intensi anni trascorsi alla scuola primaria tramite i nostri figli.

Abbiamo percorso un cammino per noi unico e speciale, insieme a persone che hanno saputo affiancare all’insegnamento didattico, la capacità di saper cogliere e valorizzare la bellezza che c’è in ognuno di loro.

Come genitore ho avuto l’opportunità di vivere una preziosa esperienza di crescita personale che mi ha arricchita come persona, come donna e come mamma.

Il confronto con gli insegnanti, i genitori e la coordinatrice, in particolare durante le assemblee di classe e gli incontri di approfondimento con esperti educatori, hanno fatto crescere dentro di me una sana inquietudine che mi ha dato la spinta per mettermi al lavoro in primo luogo verso me stessa. Questa elaborata maturazione mi ha aiutata in diversi ambiti della mia vita.

Ho imparato a non avere paura dell’incontenibile voglia dei ragazzi di aprirsi al mondo con il loro grande cuore. Ho imparato ad affrontare la realtà con la certezza di non essere sola. Ho imparato ad avere fiducia ma soprattutto ho imparato a dare fiducia.

Io e mio marito siamo fieri di aver donato ai nostri figli l’opportunità di vivere questa scuola perchè gli ha insegnato a crescere con lo sguardo speranzoso e l’attenzione sempre rivolta alla ricerca della Verità.

Con grande stima
Tiziana mamma di Alice, Federico e Tommaso

INTERVISTA ALLA COORDINATRICE DELLA SCUOLA PRIMARIA

BIANCA COLZANI

Bianca, cosa significa per te “educazione”?
Ti rispondo con due immagini, riferite al significato di educazione vissuto nella scuola primaria:
• un insegnante che accompagna ogni giorno il bambino nella scoperta di sé, delle proprie capacità, nell’affronto della realtà concreta della scuola. Vivendo personalmente la certezza del Bene che propone alla libertà di ciascuno.
• un insegnante che cresce umanamente e professionalmente con altri docenti, perché non si può educare da soli. L’educazione è un’impresa che sfida molto la verità di sé, perciò risulta indispensabile essere accompagnati.

Qual è la peculiarità del progetto educativo della scuola primaria che dirigi?
Una scuola in cui accade l’educare-insegnando attraverso quattro pilastri: gli insegnanti che condividono il piano dell’offerta formativa; gli alunni guardati nella loro unicità; i genitori con cui si stabilisce un rapporto di corresponsabilità educativa; una didattica che parte dall’esperienza quotidiana del bambino e la rende sempre più consapevole.

Qual è la cosa che più ami del tuo lavoro?
Non mi è facile trovarne una sola. Ne ho individuate tre, in ordine di importanza.
Ciò che più amo del mio lavoro è:
• stare a contatto con i bambini, vederli ogni giorno, potermi stupire della loro bellezza, unicità, semplicità, simpatia, dolcezza, obbedienza fiduciosa negli adulti;
• accorgermi che, attraverso il mio lavoro, accade un’esperienza educativa che può lasciare un segno positivo nella vita di tutti coloro che incontro;
• poter lavorare insieme a degli insegnanti che hanno la mia stessa passione educativa, che vogliono costruire una scuola “bella” nella quale si stia bene e in cui ci siano sempre il desiderio di imparare e l’iniziativa personale. Una scuola aperta a tutti e per il bene di tutti.

Dopo cinque anni trascorsi insieme – anni di fatiche, di gioie, ma soprattutto di condivisione – come ti senti quando vedi i tuoi ragazzi terminare la scuola primaria per avviarsi alla scuola secondaria?
Mi sento felice perché si apre un nuovo “capitolo” della loro storia che sono certa sarà positivo. In particolare, sono sicura che gli alunni di quinta che continueranno a frequentare la scuola San Carlo, incontreranno insegnanti capaci di trasmettere gusto per la conoscenza, attraverso un rapporto attento a tutta la loro persona.

INTERVISTA ALL’INSEGNANTE DELLA SCUOLA PRIMARIA

ANITA MERONI

Anita, ci puoi raccontare brevemente quando sei arrivata alla scuola San Carlo e quali erano le tue aspettative?
Ho iniziato a lavorare alla scuola San Carlo come insegnante di classe nel settembre del 2003, dopo un anno di “formazione” trascorso tra doposcuola e brevi supplenze.
La scuola elementare aveva preso vita due anni prima; il nostro collegio docenti era quindi formato solamente da tre insegnanti prevalenti e dalle specialiste di musica ed inglese. La mia prima classe era composta da quindici bimbi a cui ogni anno si sono aggiunti dei tasselli.

L’inizio della mia avventura alla San Carlo è stato caratterizzato da grande entusiasmo e dal desiderio di poter essere per quei bambini una guida che li aiutasse nel loro percorso di crescita. Ho cercato di trasmettere loro la conoscenza attraverso la passione per il mio lavoro. Gli anni trascorsi insieme sono stati una vera ricchezza e un’importante opportunità di crescita professionale ed umana.

Qual è l’approccio educativo che caratterizza il tuo metodo d’insegnamento?
Gli anni che i bambini trascorrono alla scuola primaria sono anni contraddistinti dall’entusiasmo e dalla capacità di farsi stupire e coinvolgere da tutto ciò che viene loro proposto; sono gli anni in cui con freschezza e con foga contagiosa ti vogliono rendere partecipe di ogni loro scoperta e di quanto accade anche fuori dal contesto scolastico. È impareggiabile vedere il luccichio nei loro occhi e i sorrisi sereni stampati sui volti quando entrano in classe il mattino pronti per iniziare una nuova giornata di lavoro insieme. La sfida come insegnante è riuscire a mantenere e a coltivare questo entusiasmo e questa capacità di farsi stupire, cercando di essere capace ogni giorno di guardarli e di vedere il positivo in ciò che fanno, di guidarli in ogni passo di crescita e di star loro accanto, aiutandoli a scoprire e valorizzare i loro talenti, non avendo paura di correggerli e di spronarli ad affrontare le sfide.

Qual è oggi la sfida che pone la scuola primaria sia per i ragazzi che per gli insegnanti e i genitori?
L’esperienza di questi anni mi ha insegnato che per aiutare davvero i nostri bambini a crescere è necessario che insegnanti e genitori lavorino con una reale unità di intenti, coltivando un dialogo sincero e costante, affinché sia garantito l’aiuto reciproco. Ho sperimentato in prima persona l’importanza di ciò che ho appena detto; in questi undici anni ho lavorato con la consapevolezza di avere sulle spalle una grande responsabilità educativa, ma ho potuto farlo con quella tranquillità data dalla fiducia che i genitori hanno posto in me e con la sicurezza di poter contare sul loro appoggio anche nell’affrontare le difficoltà che si incontrano nel quotidiano. Negli anni ho visto genitori che hanno saputo far diventare la San Carlo parte integrante della loro famiglia, che hanno partecipato con passione ai momenti cruciali dell’anno scolastico (Natale, Open Day, Via Crucis, festa di fine anno) e hanno porta il loro contributo, mettendosi a disposizione degli insegnanti e hanno fatto trasparire la loro soddisfazione per quanto i loro figli avevano l’opportunità di vivere.

INTERVISTA ALLA PRESIDE DELLA SCUOLA SECONDARIA

MARCELLA BIZZOZERO

Prof.ssa Bizzozero, ci può raccontare quando è arrivata alla scuola San Carlo?
Sono arrivata nel settembre del 1999 quando era preside quello che sarebbe diventato un caro amico, Giorgio Miccinesi. Le mie prime lezioni sono state nell’ormai famoso prefabbricato; già il mese successivo però varcavamo la soglia della nuova scuola.
Neolaureata, avevo insegnato per diversi anni ai ragazzi del liceo scientifico e agli adulti che, frequentando la classe quinta nelle scuole serali, dovevano prepararsi all’esame di maturità di quella che allora era Ragioneria.

Poi ero passata alla Scuola Media Frassati e da lì a Inverigo, in mezzo a quelli che all’inizio mi sembravano davvero troppo piccoli per me. Come per ogni fatto che mi è capitato, ero mossa dal desiderio di scoprire quello che di bello mi sarebbe stato offerto e, con questo orizzonte spalancato alla possibilità che accadesse, ho avuto la fortuna, o meglio la grazia, di imbattermi davvero in quella bellezza che cercavo e desideravo.

In sintesi, qual è l’approccio educativo che caratterizza la scuola San Carlo?
Noi abbiamo a che fare con ragazzini che hanno un desiderio a volte confuso di crescere e di capire. Ciò che durante gli anni della scuola elementare è stato consegnato, anche in termini di conoscenze, deve essere riguadagnato in maniera consapevole. Compito della scuola media è accompagnare i ragazzi in questo viaggio nella comprensione della realtà  nella sua complessità e totalità, superando la frammentarietà e affermando il senso ultimo di tutte le cose.

Qual è oggi, in generale, la sfida che pone la scuola sia per i ragazzi che per gli insegnanti e i genitori?
La sfida della scuola in generale è che l’obiettivo a cui tendere non siano le competenze e le abilità (che pure non devono essere minimamente sottovalutate), ma il percorso dell’autocoscienza dell’io del giovane, vale a dire la ricerca del vero. In altre parole l’oggetto della conoscenza proposta al ragazzo deve essere prima di tutto la realtà incontrata attraverso le discipline. Questa è una sfida soprattutto per gli insegnanti perché potrà essere tale solo avendo una profonda consapevolezza del nesso che intercorre tra la propria disciplina e la realtà totale.

Qual è stata la più grande soddisfazione che ha sperimentato in tutti questi anni di lavoro?
Difficile trovarne una sola! Davvero sono state tante e dire qual è la più grande mi mette in difficoltà. Sicuramente vedere i ragazzi “spiccare il volo”, andarsene, forti di un’esperienza di conoscenza che ha fatto loro incontrare e comprendere un po’ di più  la realtà della cui positività hanno fatto esperienza. Ecco, questo andarsene, che se vuoi è anche una ferita per chi li accompagna, è  la gioia, la soddisfazione del vederli diventare uomini.

INTERVISTA AL PROF. DI ARTE DELLA SCUOLA SECONDARIA

MAURIZIO GIOVAGNONI

Prof. Giovagnoni, ci può raccontare brevemente quando è arrivato alla scuola San Carlo e quali erano le sue aspettative?

Sono arrivato alla scuola S. Carlo nel 2000 e le aspettative erano molto positive poiché conoscevo già la scuola e la sua fama era piuttosto buona.

Intanto la prima cosa che ricordo è che la mia materia, nonostante le poche ore, veniva presa sul serio dalla allora preside Marina Viganò e dai nuovi colleghi, quindi con un accoglienza del genere ho amato immediatamente la scuola S. Carlo.

Come è cambiata la scuola San Carlo negli ultimi anni?
Mi sento di poter dire che per fortuna non è cambiata, nel senso che ha saputo mantenere lo spirito autentico dell’inizio, di quando la scuola era un umile prefabbricato di tre aule, un bagno ed una piccola sala professori. La mia lunga permanenza in questa scuola mi ha permesso di conoscere e vedere cambiare molti colleghi e con alcuni vivo tuttora dei bellissimi rapporti e mi piace ricordare il caro Giorgio Miccinesi preside ed insegnante di tecnologia per qualche anno alla S. Carlo venuto a mancare non tanto tempo fa. Ho avuto il privilegio della sua amicizia e il dono della testimonianza di un educatore appassionato. E’ cambiata la struttura della scuola, un edificio e degli spazi davvero belli,  sono cambiati alcuni insegnanti ma non  è cambiata la sfida educativa, semmai è cresciuta la consapevolezza di questo grazie alla continua conferma della bontà dell’esperienza e del progetto educativo. Ed è cresciuta non solo l’esperienza, ma anche il numero dei ragazzi che i genitori hanno affidato alla S. Carlo… questo è stato possibile non solo per la fiducia che pian piano andavamo conquistando, ma anche per la passione e l’impegno indomabile di Don Costante Cereda e  di quei genitori che credendo nel progetto educativo hanno offerto il loro tempo coinvolgendosi in vari modi. Di questo personalmente sono davvero grato, poteva non accadere, poteva non esserci la scuola S. Carlo. E’ come vedere una magnifica cattedrale coscienti che la sua presenza non è affatto scontata, coscienti che la sua esistenza e la sua bellezza si deve alla fede, alla volontà e alla creatività di un popolo.

In sintesi, qual è l’approccio educativo che caratterizza il suo metodo d’insegnamento?
La prima cosa che posso dire con certezza è che mi piace comunicare quello che so ai ragazzi  e la cosa più importante, che mi sorprende in modo puntuale, è che mi capita di viverlo in modo sempre nuovo, come se fossi ancora all’inizio. Ogni volta che esco da una classe mi chiedo se i ragazzi sono stati contenti o sorpresi delle cose che ho cercato di trasmettere,  se li ho annoiati o se sono stato prevedibile e ripetitivo e soprattutto se si sono accorti che mi piace e mi interessa stare con loro e del desiderio che ho di accompagnarli per un pezzetto del loro cammino, dell’amore che ho per questo mestiere, per quello che insegno, per l’arte, la bellezza, la vita.

Qual è oggi, in generale, la sfida che pone la scuola media sia per i ragazzi che per gli insegnanti e i genitori?
E’ una sfida grande, complicata, oserei dire titanica, perchè l’epoca nella quale viviamo ha dimenticato o volutamente sepolto la necessità e l’urgenza di educare. Gli insegnanti e i genitori hanno un compito importante da svolgere soprattutto insieme, che è quello di aiutare i ragazzi a vivere nella realtà amandola, facendo scoprire loro che essa è positiva ed esprime ininterrottamente e sorprendentemente  continui nessi e legami tra le cose. I tre anni delle medie sono davvero un lampo, sono pochi ma intensi e vedono i nostri ragazzi in un momento di vero passaggio, di importante cambiamento. Sentono il bisogno, ma anche la paura, di avventurarsi verso qualcosa di nuovo perchè cominciano a sentirsi diversi e forse più soli e la domanda che si agita in loro è “a chi piaccio? Per chi valgo qualcosa?”. Il compito degli adulti è quello di stimare la  loro persona, la loro presenza che è unica ed eccezionale. I ragazzi però avvertono stima  su di loro quando si sentono continuamente rilanciati e quando scoprono che gli adulti, genitori ed insegnanti, si alleano perchè questo possa avvenire. Ciò permette ai ragazzi di vivere l’esperienza dell’essere voluti e soprattutto coscienti che possono sbagliare perchè c’è qualcuno disposto ad aspettarti e pronti a ricominciare.

Qual è stata la più grande soddisfazione che ha sperimentato in tutti questi anni di lavoro?
Le soddisfazioni sono tante e continuano ad essere tante, ma se proprio devo scegliere questa riguarda una frase che mi ha detto un’alunna al ritorno da una gita scolastica a Venezia ed è una cosa che racconto spesso. Eravamo quasi arrivati ad Inverigo quando la ragazza osservando fuori dal finestrino del pulmann nota  un centro commerciale e senza staccare lo sguardo da esso mi dice con seria preoccupazione: “Ma prof? Ma a quelli che verranno dopo di noi, lasceremo i centri commerciali?” Aver sentito quella riflessione e soprattutto che lei abbia deciso di comunicarmela, mi aveva sbalordito e commosso perchè ho visto in una adolescente il desiderio di bellezza e felicità dopo  averla vista e  condivisa per tre giorni  con i suoi insegnanti e i suoi compagni. Questo episodio mi ha rivelato che la grandezza dell’essere umano, la sua nostalgia e il suo desiderio di bellezza e felicità sono presenti anche nel cuore di una persona di undici, dodici o tredici anni e sapere questo, esserne consapevole, mi rende ancora più responsabile a appassionato al mio lavoro.

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