“A TUTTI PARLO DI TE”: LE CANZONI DI CLAUDIO CHIEFFO

Un concerto per poter incontrare e conoscere la vita e le canzoni di un cantautore che ha senza dubbio lasciato una traccia indelebile nella storia della musica contemporanea… questa era la promessa che ha portato oltre duecento persone all’Auditorium nella serata di giovedì 7 giugno, proposta dall’associazione “Il Percorso” (l’associazione dei genitori della scuola S. Carlo) durante la festa annuale della scuola.

Claudio Chieffo, le cui canzoni sono state protagoniste della serata, è stato, infatti, un artista che per tutta la sua carriera (durata oltre quarant’anni) ha cantato una vita – la propria – a cui l’incontro cristiano ha dato pienezza di gusto e significato. Un uomo che, però, non amava l’etichetta di “cantautore cattolico” perché come amava ripetere lui stesso “le mie canzoni sono per tutti, parlano a tutti, perché i desideri del cuore sono gli stessi in ogni uomo”.

Un concerto suonato da bravissimi musicisti che accompagnando la voce solista, hanno affrontato il vasto repertorio di Chieffo alternando i brani più famosi del cantautore romagnolo  con altri meno conosciuti, raccontando, di volta in volta, piccoli aneddoti che hanno aiutato il numeroso pubblico presente a scoprire l’origine di ogni canzone. La serata è stata aperta da una breve introduzione, durante la quale è stato raccontato del rapporto di speciale amicizia con Giorgio Gaber (uno dei colleghi a cui Chieffo era più legato e con il quale aveva fatto alcuni concerti) al termine della quale è stato svelato il punto focale dell’intera produzione artistica di Chieffo: la certezza della misericordia di Dio nella vita dell’uomo.

Le canzoni “La Nave” (dedicata a Francesco De Gregori) e “Desire” hanno poi aperto il concerto vero e proprio, per dire che per Chieffo la musica è possibilità di veicolare la domanda di infinito dell’uomo, il suo desiderio di parlare con Dio. Un Dio che c’è e che risponde.
“Sulla collina”, “Canzone dell’ideale” e “Il viaggio” hanno invece permesso al pubblico di ritrovare un altro aspetto imprescindibile nella produzione di Claudio Chieffo. La sua è la storia di una vita attraversata dalla tensione costante di raggiungere la meta e dallo struggimento incontenibile di chi – avendo intuito i tratti del bene che non finisce – soffre per ogni passo che non sia volto a raggiungerlo. Ma nonostante tutto prevale sempre il riconoscimento dell’avventura senza fine di un uomo che, avvinto dal fascino della meta, procede cercando il volto di Dio in tutte le case e – come diceva il titolo del concerto – parlando a tutti di Lui. Dopo “La canzone degli occhi e del cuore”, suonata per raccontare l’importanza degli amici nella storia di Chieffo, è stata la volta delle canzoni d’amore dedicate alla moglie Marta (“Amare ancora”, “Canzone per te” e “Argento”) e poi di quelle dedicate ai figli (“Figlio”, “Canzone del destino” e “Martino e l’imperatore”).

Se nelle prime emerge la convinzione di Chieffo che la capacità di voler bene non è una costruzione umana nelle seconde la certezza della misericordia di Dio si intreccia con un continuo richiamo ad accettare la sfida del vivere senza lasciarsi ingannare da false sicurezze. Dopo una delle canzoni “sociali” più famose (“La ballata del potere”), dedicata alla moglie che nel 1968 frequentava l’università per dirle che l’unica vera rivoluzione – quella più difficile – si combatte dentro il cuore di ciascuno, è stata la volta di “Padre”, la canzone in cui Chieffo affronta il tema della morte vista però con gli occhi di Dio che ti chiama e non con gli occhi di chi muore. La “canzone del melograno”, che racconta un dialogo fra Cristo e un viandante che non ha la fede e che e riflette i dialoghi con l’amico Giorgio Gaber (cui è dedicata) ha preceduto la conclusione con “Il popolo canta la sua liberazione”, forse la più conosciuta di tutte
le canzoni di Chieffo.

I musicisti hanno posi eseguito un bis con il brano “L’uomo cattivo” che come diceva Claudio “la descrizione più accurata della mia storia. È emblematica, una favola piena di ironia e,  nello stesso tempo, salvifica”. Diciassette canzoni che hanno spesso commosso i presenti per quella particolare genesi che le caratterizza: perché uno ci si può ritrovare. Perché riescono
a svelare, ciò che ciascuno conserva nel cuore e nella mente. E gli applausi finali hanno testimoniato che la promessa iniziale è stata mantenuta.

Paolo Bertacco