Martedì 19 febbraio noi ragazzi di prima siamo andati a visitare la Cascinazza e l’abbazia cistercense di Morimondo perché in storia abbiamo studiato i monaci e i loro compiti nella società medioevale. Giuseppe, il monaco che abbiamo incontrato alla Cascinazza, ci ha detto che la nostra vita è come un tassello di un grande mosaico senza il quale l’opera non sarebbe completa; ciò ci fa capire che la nostra vita non va sprecata altrimenti nel mondo mancherebbe un pezzo di bellezza.

Giuseppe rispondeva alle nostre domande in modo aperto, seguendo ciò che gli diceva il cuore. Una frase che ci ha colpito molto è stata: “Mai disperare della Misericordia di Dio.” Ciò ci insegna a non guardarci in modo severo, ma a guardare l’orizzonte: la vita è fatta di imprevisti, soddisfazioni o difficoltà e per godersela bisogna guardare a ciò che Dio ci ha donato in modo positivo, ascoltando il proprio cuore senza farsi condizionare dagli altri. Consacrarsi alla vita monacale vuol dire approfondire la conoscenza di sé e del Signore. Gesù completa la vita dei monaci, che hanno viva nel cuore la speranza di bontà.

Giuseppe ha detto che la parola “desiderio” significa “mancanza di stelle”. La parola stella sta a significare l’ infinito, la grandezza e la bellezza senza fine; questa è la cosa che ci ha colpito di più: innanzitutto perché ci è subito venuto alla mente il tema dell’ anno: “Costruisce troppo in basso chi costruisce al di sotto delle stelle”, e il lavoro fatto i primi giorni di scuola. Abbiamo capito che chiunque deve vivere guardando le stelle, qualunque cosa si faccia nella vita; anche i monaci, che vivono un’ amicizia speciale con Dio, hanno questo sguardo teso e diretto verso l’alto.

L’ altro momento importante è stato quando abbiamo visitato l’abbazia di Morimondo, dove la guida ci ha illustrato la parte architettonica e quella storica, due aspetti che si riflettevano a vicenda. Il 4 ottobre 1134, quando fu fondata, era solo una stalla sostenuta da tre colonne costruite con materiali diversi; una colonna è in pietra e su di essa poggia tutto il monastero; si pensa che ciò voluto e simbolico: tutta la chiesa poggia su Pietro, come tutto il Monastero poggia sulla colonna di pietra. Questo ci fa capire che l’uomo non fa niente a caso e, anche se non riusciamo a capirlo, ogni cosa ha un significato buono.

Al piano superiore abbiamo trovato lo scriptorium. Lì la guida ci ha spiegato che per scrivere utilizzavano le pergamene che si ottenevano tagliando in 4 parti la pelle delle pecora; da qui deriva la parola “quaderno”. Abbiamo anche notato che in una delle decorazioni era raffigurato l’immago mundo.

La chiesa, dapprima utilizzata solo per i monaci, successivamente è stata aperta al pubblico. Questo luogo ha colonne poste su altezze diverse ed anche il rosone centrale sulla facciata non è perfettamente simmetrico. Questo ci ha colpito molto e ci ha fatto riflettere: gli uomini possono sbagliare, ma anche gli errori sono indice di bellezza e perfezione laddove non vengano nascosti, perché possono aiutarci a capire che Dio ci ama con i nostri pregi e difetti e che noi dobbiamo accettare di poter sbagliare per imparare dai nostri errori.

Ci sono molte cose, oltre alle due esperienze monastiche, che ci sono piaciute molto, come il fatto di aver dato anche a Mattia, un nostro compagno in difficoltà, la possibilità di venire; perché a volte si crede che lui sia meno capace, ma ci si sbaglia! Lui invece non è diverso rispetto a noi perché tutti siamo unici e diversi e questo non è né un pregio né un difetto, ma qualcosa che ci accomuna e allo stesso tempo ci distingue.

Teresa, Susanna, Alice e Martina 1B

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