Correva l’anno 1989 quando un gruppo di genitori, animati dal desiderio di offrire ai propri figli un’educazione attenta all’esperienza cristiana, decise di dare vita alla grande opera della scuola San Carlo Borromeo.

Oggi, in occasione dei suoi 30 anni, è stata organizzata una grande festa, non solo per ringraziare del dono che essa è per tutti noi, ma soprattutto per fare memoria dello scopo per il quale è nata.

Lo scorso 3 giugno Giovanni Borgonovo ha accompagnato genitori e insegnanti a riflettere sull’origine di tale proposta educativa. È stato invitato in auditorium in qualità di insegnante, genitore e nonno di numerosi figli e nipoti che hanno frequentato le nostre aule, nonché marito di Luisa Viganò, preside alla guida della secondaria fino a pochi anni fa

Da dove viene una simile iniziativa? Cosa ha permesso a questa piccola comunità di famiglie di realizzare un’opera che ha dello straordinario?

Ripercorrendo la sua esperienza di studente, imbattutosi per caso in una compagnia di amici che l’hanno aiutato a illuminare tanti “punti grigi” della sua vita, Giovanni ha permesso di fare luce sulla vera natura di un rapporto affettivo, precisando che di ciò occorre parlare anche a proposito di figli e studenti.

“Il rapporto affettivo è una compagnia al destino”. Queste parole, di non immediata comprensione, intendono significare che uno sguardo totale entra in gioco nel momento in cui ci si rapporta con i ragazzi, nell’intento di perseguire, insieme, il bene dell’altro.

Questo sguardo è però possibile, ci suggerisce il nostro ospite, solo nella consapevolezza che ogni rapporto è un dono e come tale va custodito, per evitare di scadere nel possesso che rischia di corrompere la bellezza di quel volto.

È rivoluzionario pensare che questa prospettiva sia applicabile anche nel perimetro delle mura scolastiche: non uno sguardo paralizzante, che blocca la mossa dei ragazzi, ma uno sguardo benevolo, che orienta, pur nella fatica, le loro azioni.

Questo è stato il desiderio che ha messo in moto quel piccolo drappello di uomini, animati dalla volontà di consegnare una scuola “grande” ai propri figli, questo è l’intento che ancora muove i protagonisti che alla San Carlo sono all’opera.

Il loro impegno, fortunatamente, si accompagna al Miracolo, alla Grazia che sempre assiste le azioni di coloro che si muovono per realizzare l’opera di un Altro.

Giovanni ci saluta consegnandoci le parole di un grande poeta, Dante Alighieri, che, nella sua genialità, riesce a cogliere in poche parole la verità di un rapporto amoroso:

E par che sia una cosa venuta 
da cielo in terra a miracol mostrare.

Educare è dunque possibile solo se noi stessi, insegnanti e genitori, siamo educati a guadagnare la consapevolezza che all’origine di noi stessi c’è un Altro ci sostiene.

Prof. Fumagalli