Nella vita molte volte programmiamo tutto nei minimi dettagli, ma poi accadono delle cose che ci stravolgono i piani, ma rendono le nostre giornate migliori: gli imprevisti! Proprio per un bell’imprevisto,venerdì 24 gennaio, noi ragazzi delle medie ci siamo riuniti in Auditorium e abbiamo incontrato padre Ibrahim.

Padre Ibrahim è un francescano che vive in Siria dove da ormai molti anni si combatte una terribile guerra civile. Quando gli è stato chiesto di partire per la Siria, lui ha accettato subito perché questo significava non solo poter fare ritorno a casa, ma anche aiutare la sua la sua gente in un momento così difficile. Per questo non ha avuto per nulla paura della morte o di quello che gli sarebbe potuto accadere.

Padre Ibrahim ci ha raccontato della situazione in cui vivono i siriani e delle varie iniziative che la Chiesa ha proposto per aiutarli ad affrontare la vita di tutti i giorni: pagare le cure mediche, regalare dei vestiti ai bambini per Natale, ricostruire le case distrutte dai missili, donare pacchi di cibo alle famiglie che fanno fatica ad acquistarlo, o ancora sostenere gli studi dei ragazzi.

Tutto questo viene fatto gratuitamente, senza chiedere qualcosa in cambio. Questo significa essere eroi della carità: donare tutto quello che si ha, anche la propria vita, agli altri per renderli felici perché, come ci ha detto padre Ibrahim, c’è più gioia nel fare un regalo che nel riceverlo.

Eroe della carità è quella signora anziana che ogni mese compra nove pillole per la cura della sua malattia anziché dieci: i soldi della decima pillola li dona alla Chiesa per sostenere le varie iniziative. Questa donna è un esempio per tutti, perché rinuncia a un po’ di ciò che le serve per vivere e stare bene, per donarlo ad altre persone che ne hanno ancora più bisogno.

È stato molto bello quando ha parlato delle sue fatiche: ci ha detto di avere molti difetti, per esempio non sopporta fare la spesa o confezionare i pacchi alimentari. Una sera un suo amico di Milano l’ha chiamato e gli ha detto di avere dei pacchi di cibo pronti per essere spediti in Siria. Nella sua mente padre Ibrahim pensava di non voler occuparsi di questa cosa, ma ciononostante annuiva alla proposta e diceva di essere d’accordo. In quel momento si è accorto che Dio parlava per lui e si manifestava concretamente.

Dio che si manifestato a lui concretamente anche quando, durante l’Eucarestia nella messa domenicale, è stato lanciato sulla chiesa un missile che ha distrutto solo il tetto e non ha fatto alcuna strage. Il bene, con un miracolo, ha vinto sul male.

È stato evidente che tutto quello che ci raccontava aveva uno scopo: far capire che la guerra ed il male non possono prevalere sulla nostra vita. Infatti alla fine dell’incontro ci ha invitati a dire una preghiera non per la Siria, come ciascuno di noi si aspettava, ma per noi e per le nostre famiglie.

Letizia Maccarani 2C