5 ottobre 2018. Nel vecchio teatro della scuola ai ragazzi di terza media viene offerta l’opportunità di incontrare la giornalista Maria Acqua Simi.

Maria Acqua ci ha raccontato dei quattro anni della sua vita trascorsi in Medio Oriente, in Siria e in Iraq, vivendo con e come la gente del posto. È stata per lei un’esperienza meravigliosa, ricca di insegnamenti e nuove amicizie.
Prima del viaggio Maria Acqua si è preparata studiando a fondo la cultura e la lingua locale, tuttavia, arrivata ad Aleppo, in poco tempo si è accorta di non conoscere davvero questi luoghi perché per farlo è necessario incontrare le persone.

La giornalista ha dato inizio alla sua testimonianza raccontando di Aleppo, o meglio della differenza tra la Aleppo di oggi e quella antica.
In passato era meravigliosa, immensa, una delle più belle città di sempre, e molto ricca dal punto di vista culturale; ora invece non c’è più niente: non un bar, non un negozio, non una scuola, solo case distrutte, macerie e purtroppo anche bambini orfani abbandonati in mezzo alla strada. Potrebbe sembrare folle, ma è proprio qui che Maria Acqua ha vissuto una delle più belle esperienze della sua vita perché, come dirà in seguito, nonostante non ci fosse più nulla, la gente là era felice!
Prendiamo come esempio Kalil, un ragazzo giovane rimasto ferito in guerra. Aveva un grande desiderio che coltivava nel cuore: aprire una pasticceria. Possibile? Insomma, non c’era più niente, rimanevano solo le macerie e l’interminabile guerra, non c’erano né acqua né cibo: difficile poter aprire una pasticceria in queste condizioni. Eppure il ragazzo ha seguito il suo sogno, non si arreso, non si è fermato davanti al giudizio degli altri: grazie all’aiuto di alcuni frati oggi gestisce una delle migliori pasticcerie di tutto il paese.

Ora però viene da chiederci: perché? Perché, nonostante la guerra, quell’uomo ha tenuto vivo il suo desiderio?
Ebbene, quello che aveva intorno non gli ha fatto cambiare idea.
Kalil è andato avanti perché non voleva sentirsi inutile, voleva fare qualcosa per aiutare gli altri, renderli felici e soprattutto rendere felice se stesso.
Anche un suo amico ha deciso di diventare parrucchiere per lo stesso motivo: la sua felicità derivava dal non sentirsi inutile. Anche se la gente si faceva bella solo una volta all’anno per essere di nuovo sporca il giorno dopo. Così tanto in così poco, in un gesto così semplice.

Un’altra realtà che ha sorpreso Maria Acqua è stata la presenza ad Aleppo di tenda-scuola. A causa dei bombardamenti i ragazzi, soprattutto quelli più grandi, non potevano più andare a scuola e nelle università. A loro questo dispiaceva molto, perché sapevano che imparare era molto importante. Allora decisero di allestire delle tende dove si misero ad insegnare ai più piccoli.

Insomma, come disse John F. Kennedy: “Non chiederti cosa possa fare la tua nazione per te, chiediti piuttosto cosa possa fare tu per lei”.
È incredibile il fatto che tutte le persone, donne e uomini, grandi e piccoli, in Siria cercassero la felicità: non è che non sentissero il dolore o la fatica, ma le mettevano da parte perché consapevoli della bellezza della vita.
Nonostante non si lavassero da giorni, non potessero bere e non avessero un posto dove dormire avevano imparato a non lamentarsi e ad essere grati delle piccole cose.

Insomma, incredibile a dire, ma là le persone sono felici, e non perché si ritengono fortunate ad essere vive nonostante i bombardamenti, ma perché sono coscienti dell’infinita bellezza che si nasconde tra le macerie della guerra, le macerie di quella che è la loro storia.

Giuditta Bellani

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