I ragazzi delle scuole medie hanno partecipato ad un monologo di Matteo Bonanni che interpretava il ruolo di Felice Gimondi, uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano. In questo spettacolo hanno conosciuto la vita e i pensieri di un grande sportivo che ci ha lasciato da poco.

“Vorrei salire in sella e diventare un campione. Come Bartali. Anzi no, come Coppi”. Sin da piccolo Felice desiderava diventare un campione su due ruote, proprio come Coppi ma non può darlo a vedere: nella cittadina di Sedrina infatti tutti tifavano per Bartali, il ciclista dal cuore d’oro. Il suo sogno si avvera ma la sua carriera ciclistica non comincia nel migliore dei modi. Alla sua prima gara cade per ben due volte e arriva quando lo striscione del traguardo è già stato smontato. Il giovane Felice ha avuto la forza di rialzarsi e non mollare mai, fino al traguardo, dove suo padre che lo sta aspettando si complimenta per la sua tenacia.

“Perché non parte? Potrei partire io! No Felice, aspetta che se no bruci tutte le calorie e il Cannibale poi ti batte in volata”. Nel 1973 si svolgono i mondiali di ciclismo in Spagna, e Gimondi non è sicuro di vincere perché a gareggiare insieme a lui c’è il suo terribile rivale, il belga Eddy Merckx. Si gioca tutto in una gara, una delle più dure del tempo: 248,6 chilometri di strada con una salita micidiale, il Montjuïc, e come se non bastasse da fare con Merckx alle calcagna. Felice vince questi mondiali beffando per mezza ruota Maertens.

Ecco cosa ci insegna Gimondi: anche se si cade si ha sempre una possibilità di rialzarsi, senza mai mollare nella vita ma continuando con tenacia, proprio come il campione: “Dai Felice che ce la fai!”.

Andrea Zanetto e Tommaso Cesana