I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni. (Picasso)

Milano, 12 febbraio 2019, noi ragazzi delle classi terze abbiamo potuto ammirare il frutto del lavoro del più produttivo artista spagnolo: Pablo Picasso. Dopo un percorso con il prof. Giovagnoni nelle ore di arte, ci è stata proposta questa esperienza per chiudere il cerchio iniziato con Chagall, la ricerca dell’espressione dei propri pensieri in forma fisica, non della realtà come è vista dai nostri occhi, ma la realtà dei nostri ricordi e dell’interiorità.

Non si può negare che le opere di Picasso abbiano suscitato in noi studenti pensieri diversi: non tutti le hanno apprezzate, inutile nasconderlo, ma tutti noi ci siano scontrati con l’atteggiamento molto particolare dell’artista, che ha dipinto il lato debole dell’uomo e quindi anche il più aggressivo.

Nonostante non siano opere visivamente belle, racchiudono significati profondi espressi con una semplicità che solo Picasso sapeva padroneggiare. Egli ci insegna che non bisogna complicare ulteriormente la realtà, dobbiamo piuttosto imparare ad avere occhi in grado di catturare la parte essenziale di ciò che ci circonda nella sua semplicità.

Abbiamo potuto osservare l’approccio originale del pittore nel descrivere l’interiorità dell’uomo usando forme estranee alla rappresentazione tradizionale e realista dell’arte precedente. Picasso riusciva ad estirpare l’anima dell’uomo e la dipingeva: l’uso continuo delle facce con un doppio volto, di profilo e frontale, è uno dei modi con cui l’artista rivela la sua duplicità interiore, quasi che ogni suo quadro sia un autoritratto.
La mostra era intitolata “metamorfosi” poiché rappresentava la trasformazione di un oggetto o un essere in qualcosa di altra natura. Questa trasformazione era operata da Picasso mescendo ciò che conosceva dagli studi accademici e ciò che il suo sguardo incontrava ottenendo opere che facevano sintesi di tutto ciò in un solo elemento, spesso colto in soggetti mitici. La parola “metamorfosi”, infatti, introduce anche alle numerose opere relative ai racconti greci, l’insistenza dell’artista nel richiamare i miti antichi rivela che il pittore era cosciente di quanto questi fossero specchio dell’animo umano: le Baccanali, Arianna dormiente dopo essere stata abbandonata da Teseo, il Minotauro fratellastro della fanciulla cretese… Quest’ultima figura in particolare ritorna a più riprese nelle opere di Picasso, che in esso rappresentava il lato più animale ed istintivo dell’uomo è con cui l’artista spesso si ritrovava a combattere.

Per tutti noi questa esperienza è stata di grande aiuto per conoscere fino in fondo l’artista dal punto di vista umano. Abbiamo osservato con interesse come egli ricorresse a figure mitologiche per esprimere le infinite sfaccettature delle emozioni umane e in pochi tratti a matita, solo apparentemente infantili, sapesse mostrare la modernità dell’arte antica.

Da questa uscita ci siamo portati a casa un bagaglio di conoscenza enorme, larga parte della quale sarà forse dimenticata, ma sicuramente non scorderemo mai l’umanità e le grandi lezioni del maestro Picasso.

Beatrice Riboni, Elia Binda, Giacomo Grassi 3C

 

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